Il cugino di un’amica di un amico (parte prima)

Ieri sono uscita con un #ilcuginodiun’amicadiunamico (arzigogolato, no? Ho imparato questa nuova parola e la uso continuamente a sproposito: “la situazione è arzigogolata, non trovi?” “La sindrome pre mestruale è una faccenda arzigogolata” “Vieni ad arzigogolare con me?”. Fine digressione semantica). Purtroppo le affinità con questo tizio non andavano oltre la pseduo conoscenza in comune e l’aver visto, entrambi sotto coercizione, il Signore degli anelli. Mai fidarsi dei tentativi degli amici di vedervi accoppiati , finirete per parlare tutta la sera della Metamorfosi di Gandalf il grigio (ovviamente tutti vorremmo passare dall’essere personcine di serie B all’essere cazzutissimi e arci potenti come Gandalf il bianco, ma cercare di applicare al “Signore degli anelli” la dialettica Hegeliana, mi sembra un po’ avventato). Comunque, partiamo dal principio: io, balda giovane, accetto di trasportare la mia persona fuori di casa per tre ragioni validissime e razionali:

  1. L’età anagrafica del tipo. Se gli uomini non hanno almeno 10 anni più di me, non ci esco proprio. Sono nata nell’epoca sbagliata, c’ho la nostalgia degli anni 80 senza esserci mai stata. Dannato amarcord trasmessomi dai miei che hanno lasciato il calendario dell’89 appeso in cucina. È universalmente risaputo che uomo disfunzionale+ donna disfunzionale =figlia MOLTO disfunzionale. Se qualcuno mi dice di avere un vivido ricordo della clonazione della pecora Dolly nel lontano 1996, mi sciolgo e non rispondo di me stessa. Sei storia, fammi tua. In più ho la sindrome della “badante to be”, in un ipotetico e lontano futuro mi vedo più con un “vecchietto” affetto da demenza che con un un giovane affetto da “iuvenili bollori”. Non giudicatemi.
  2. Solitamente esco con una persona indipendentemente dall’aspetto fisico, perché, pur essendo immersa nella medietà fino al collo (I am a donnetta media, I know), ho la peculiarità di andare oltre l’aspetto fisico. Almeno fino a ieri. Al momento sto studiando”storia dell’arte ottocentesca” e il fatto che il cugino di un’amica di un amico fosse un bonazzo da paura e che assomigliasse paurosamente al Giasone di Thorvaldsen è stato indubbiamente un incentivo. Ci sono uscita per interesse artistico, per contemplare la bellezza neoclassica, per dire di aver visto un dio greco da vicino, un modello di Canova… Je suis paraculo.
  3. Il chimico to be mi ha detto che stavo perdendo la verve di indomita cazzatrice (crasi elegante per cacciatrice di cazzi) del paesello e isomma ho impiegato anni per costruirmi tale nomea e non mi sembrava il caso buttare nel cesso i previous years. Il chimico mi ha anche detto che se non ci fossi uscita, sarei dovuta uscire con lui. E, come potete immaginare, preferisco di gran lunga la compagnia dell’anello e Gollum alle reazioni chimiche. Ciò conferma la mia medietas.

Continuo dopo il racconto, perché duty calls.

Have a nice day, io studio allietata dal dolce russare del tizio davanti

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