Amicus verum, rara avis (amico vero, uccello raro) compie 27 anni

Lo storico aka my best friend sta per andarsene in Germania, dove ha ricevuto un’offerta di lavoro. Quel fancazzista ha tentennato, perché qui ha i #suoiamicilasuafamiglia, ma in realtà ha solo tanta paura. Quindi, pur dispiacendomi dell’espatrio, ho dovuto ricordargli dell’assenza di futuro in Italia, di quanto sia stato fortunato, della presenza della Merkel, di quanto le crucche siano bone…. E alla fine, ovviamente, si è persuaso (penso che la frase sulla Merkel sia stata decisiva).

Io e lo storico ci conosciamo da sei anni, lui usciva nella compagnia del mio ex e mi è rimasto subito simpatico, invece, io gli facevo pena, perché stavo con lo stronzo. Basically, dopo queste liete premesse, siamo diventati “lui il gatto, io la volpe”, “Thelma e Louise”,” Mila e Shiro” . Insomma avete capito

L’amicizia fra uomo e donna è possibile, io e lo storico ne siamo la prova, anche se i nostri ex o ex frequentanti non sono mai stati tanto felici di questo nostro rapporto h24 7 giorni su 7. E non capiamo perché nessuno sia felice della nostra annuale e solitaria gita a Budapest. Io al cazzetto di turno dico:”Ma non ti preoccupare vado in vacanza con il mio amico single, palestrato, colto e simpatico. Sì solo noi due. No, non è gay. Sì quello con cui ho passato praticamente gli ultimi sei anni della mia vita, quello che mi chiama almeno una volta al giorno. Ovvio che dormiamo in camera insieme, mica siamo dei ricchi sceicchi. Ma sei geloso? siamo solo amici”. Lui alla femmina di turno: “Ma di cosa ti preoccupi? Vado in vacanza con la mia amica che fa pole dance, palestrata, con la fama di cazzatrice… Oh sì quella che sa tutto di me, da quale è il mio gusto di gelato al mio porno preferito. Quella con cui a volte piango se guardo Titanic. Perché non approvi ? “. No, comunque a parte gli scherzi, io e lo storico non abbiamo fatto mai nulla di sessualmente compromettente, perché io non ho tette e perché lui non è abbastanza maledetto. Però Maths lover il saggio ha ragiore a dirmi: ” Te sei un caso disperato, perché non solo hai un ex ingombrante, ma hai un migliore amico ben più ingombrante” .

Ma vuoi mettere avere qualcuno con cui ridere e piangere? Con cui andare a fare shopping? Con cui parlare di cazzate o di massimi sistemi? O con cui stare in silenzio, senza sentirsi in imbarazzo? Che ti ricorda che sei un po’ iena e tu gli ricordi che lui è persino peggio? Vuoi mettere qualcuno che finge che la zuppa di miso di madre sia buona solo per farla contenta? Che ti faceva le versioni e che ti ha scritto la tesina? Che ti sopporta nella tua follia? E che tu sopporti nei suoi tentativi di auto sabotaggio? Che gli metti le lenti a contatto, perché lui non è capace?

No, non vuoi mettere, perché come lo storico ripete da anni: “Meglio di questa amicizia sarebbe solo scoparsi Belen”. Ma Belen è utopia.

Quando mia madre, in preda alla disperazione, gli chiede perché non mi piglia, lui dice :”Sono troppo giovane, bello e bravo per gli standard di A”. E quando la madre dello storico, che è simpaticissima, mi chiede di levarglielo di torno, io dico: “Lui vuole un figlio maschio, io una figlia femmina. Nel caso in cui nasca una figlia avrei vinto io, nel caso contrario lui.E una relazione deve essere paritaria. No, non dire che potremmo averne due… Ci hai visti? Siamo due disagiati, anche gestire un cane di piccola taglia sarebbe un’ardua impresa”.

E continuamente ci viene chiesto se stiamo insieme e noi rispondiamo: “noi stiamo insieme, solo che non scopiamo”. Perché non ha senso complicare le cose. Perché è bello così. Sì, è bello essere una coppia di ottantenni nei corpi di ventenni e scopare altrove.

Mi hai insegnato che può essere sabato sera anche senza uscire e ubriacarsi. E che talvolta stare sul divano a guardare When Harry Met sally, mangiando popcorn (a casa sua) biscotti vegani (da me), ripetendo le battute a pappagallo, è infinitamente più divertente. E che le domeniche piovose erano meno pallose quando studiavamo insieme. E insomma come canta la Pausini:” lo storico se n’è andato, e non ritorna più, il treno delle 7,30 senza lui”….

Mi hai retto la testa mentre vomitavo e io ho ricambiato il favore, perché, gli amici si sostengono da sbronzi e da sobri. E tu mi fracassi i cojones su quanto siano belle le tettone e sul cellulare avevo solo foto di culoni e tette enormi che mi inviavi e che farebbero dubitare chiunque della mia eterosessualità.

Ti ringrazio infinitamente di rimproverarmi, di darmi consigli non richiesti , di essere più palloso dei miei (e ce ne vuole). Quando ero a Londra, ero entusiasta di stare lì e ci volevo rimanere, tu, invece, mi hai detto: “Non starò a guardarti mandare a puttane tutto, devi tornare, fare l’università perché hai l’opportunità e le capacità. Poi, dopo la laurea, potrai tornare a fare quel cazzo che ti pare. Non sarò io a dirti che fai bene a vivere qui, se vuoi sentirti dire cazzate, vai da qualcun altro. Io ti dico la verità nuda e cruda. Quindi smetti di fare quella che se ne sbatte del suo futuro e torna a casa”. E me lo hai detto in modo brutale, ma avevi ragione . Noi ci parliamo in modo onesto ma aggressivo, perché abbiamo la capoccia dura e se le cose non ci vengono urlate, non ascoltiamo. E litighiamo di continuo, perché non siamo facili: tu rispondi alla cazzo e io ti tratto di merda. Ma dopo due minuti di rabbia funesta in cui ci picchieremmo a sangue, ci viene da ridere e ci perdoniamo. Io sono la pars construens, tu destruens. Io sono quella che si getta a capofitto, tu quello che mi tira indietro. Tu sei il cervellone elitario, io la contadina a cui piace leggere.

Ti trascino a fare cose assurde e tu accetti perché il mio entusiasmo ti contagia. Ora, da circa un anno, siamo divenuti amanti del birdwatching e,armati di binocoli, ci rechiamo sui monti a osservare gli uccelli. Eh sì, l’ornitologia ci affascina e abbiamo dato a tutti i nostri conoscenti nomi di uccelli. “Quello sembra un airone cenerino”, “Quello un neophema pulcella”… Se avessi una conoscenza parimenti approfondita delle materie che studio, sarei già laureata.

Ti faccio ridere con la mia pazzia o con le mie battute. E il fatto che tu rida alle cazzate che sparo, non è sintomo di sanità mentale, sappilo. Tu, invece, mi fai piangere con le tue lettere melense. Perché sei peggio di Moccia, perché il romanticismo da 4 soldi e le frasi ispirate ai baci Perugina o alle canzoni di Chiesa(tipo: “Tu sei la mi vita, altro io non ho, tu sei la mia strada, la mia verità) mi fanno espellere tutti i liquidi corporei. Quindi grazie di preservarmi dalla ritenzione idrica.

Ed io cerco di convincermi che non mi mancherà prendere 25 caffè con te in tempi di esami, non mi mancherà affatto accompagnarti a fumare quando ci sono meno 25 gradi, non mi mancherà prestarti i preservativi da usare con una delle tue tipe, non mi mancherà essere gli unici giovani al concerto degli Afterhours, o andare ai circolini a sentire band amatoriali di merda, o prenderti in giro perché ti piace Gigi D’Alessio, o portarsi, in tempi di magra, la vodka da casa nella borraccia o sentirti descrivere le forme delle vagine . No, non mi mancherà attaccarmi al tuo Wi-Fi. E no, non mi mancherai tu disturbato a cui non disturbano troppo i miei disturbi.

E sì sono incazzata perché non è giusto che uno debba essere costretto ad andarsene dal proprio paese per trovare lavoro. Sono incazzata, perché espatriare dovrebbe essere una scelta, non un obbligo. Scusate, ma mi fa incazzare più la fuga dei talenti, che l’uscita della Juve dalla Champions. E sì mi incazzo, perché la politica si concentra volutamente su una minuscola parte del problema senza avere una visione d’insieme. Perché è tanto comodo quanto inutile indirizzare la rabbia repressa della gente verso chi arriva. MA intanto i giovani continuano ad emigrare e ad andarsene. NON mi metterò a parlare di politica, perché sono troppo incazzata.

Lo so che hai paura, lo so che non è facile, so che non vorresti andartene dal tuo nido (ormai usiamo solo metafore ornitologiche) , però so anche che sei in gamba e potrai, se ti impegni, bere quanto un tedesco senza morire di cirrosi.

edf

Tu vai pure, lasciami qua con due binocoli a scrutare il volo degli uccelli da sola. Tu cercherai di interpretare il volo degli uccelli germanici, ma l’ornitomanzia tedesca, mica è scontata, mica la sai, e i crucchi sono produttivi, mica hanno il tempo di essere auguri. Ma io continuerò per me, te e per Romolo e Remo. Perché se a Romolo non fossero apparsi il doppio degli uccelli di Remo, Roma non sarebbe mai stata fondata. E verrò a trovarti, non perché mi mancherai, ma perché voglio vedere gli uccelli crucchi da vicino .

Buon ventisettesimo compleanno e goditi la tedeschia♥️

A

Appartenersi

btf

Lettera alla me del passato:

Cara me bambina,

Oggi ti scrivo questa lettera, perché nessuno ti dice e ti dirà che da grande sarà tutto diverso da come pensi, che il tuo modo di essere , a volte leggero a volte profondo, non è sbagliato. Che ognuno vive come gli pare. E che va bene così. Che non ci sono verità assolute e che la tua è la tua confutabile verità.

Tesserai la tua vita, filo dopo filo, errore dopo errore, giudizio dopo giudizio.

Non ti diranno che amerai con forza, con violenza, che l’amore è anche soffrire, piangere da sola, scavarsi dentro e scavare nell’altro. Che l’amore è passione indomabile, che ti lascia le labbra gonfie dai troppi baci, che ti fa tremare ogni centimetro di pelle, che ti manca da morire quando finisce. Perché l’amore può spegnersi, estinguersi…

Non sai che dovrai affrontare perdite, che c’avrai quel modo brutale di dire le cose, che non è per niente bello e che dovresti migliorare.

Nessuno ti dice che farai sesso anche senza amare e che non è sbagliato, anche se te l’hanno fatto credere. Riceverai e darai baci impacciati, romantici, ci saranno i primi baci e quelli di addio e quelli che ti lasciano l’amarezza…

Nessuno ti dice che avrai paura di un nuovo amore, che erigi barriere e muri per non soffrire…

Che sarai donna e femminista a modo tuo, che sarai contro le etichette perché tutto è troppo complesso per essere incasellato, che la vita non è una stupida tabella e forse è bella perché imprecisa e imprevedibile

E so che non ci crederai: ma sei forte, cazzo, se sei forte. Dietro quel viso angelico e quelle lacrime, c’è tanta forza.

Capirai che la stella gialla della favola che tua mamma ti legge: sei te, sei te che ti dai la forza di andare avanti, sei te che ti guidi. Non sai ancora che morirai sana e salva, che fuggirai e avrai paura di quello che non c’è.

Nessuno ti dirà che ti piacerà stare con i piedi sollevati dal suolo. Perché è la terra che ti fa venire le vertigini, mentre dall’alto vedi tutto con chiarezza. Volerai e impedirai che ti tarpino quelle belle ali che hai.

Imparerai tanto e avrai sempre sete di conoscere, di apprendere, di scendere in profondità, per poi risalire, al termine del processo conoscitivo, arricchita nella mente e nell’anima. Sarai sempre pronta ad ascoltare chi ne sa più di te, ad entusiasmarti per un libro o un film…

Nessuno ti dirà che spesso non sarai all’altezza, ma che ti impegnarai a tal punto da raggiungere i tuoi obiettivi. Perché sei così.

Che come canta Manuel Agnelli: ” curi le foglie, saranno forti, se riesci ad ignorare che gli alberi sono morti. Ma questo è camminare dritto sull’acqua”.

E avrai paura dei tuoi buchi neri che ti risucchiano, ma imparerai ad uscirne. Ci vorrà tempo, non si nasce conoscendo l’ars vivendi.

Nessuno ti dirà che c’avrai quel carattere lì, testardo e rompiballe, che chiacchieri con tutti, ma non sei di nessuno.

C’avrai sempre quelle gambe lunghissime, ma che con il tempo si adatteranno alla tua figura e cesserai di essere un goffo Albatross. E sarai armoniosa sia nei voli pindarici che sulla terra.

E no, nessuno, a parte tua madre, ti dirà che potevi avere un carattere più facile, che non ti accontenti, che sei spigolosa e che piangi troppo spesso. No, tu non ti accontenti, tu cammini per conto tuo. Andrai contro o secondo corrente a seconda del tuo pensiero, combatterai le tue battaglie giuste o sbagliate. Penserai e non subirai quasi mai i pensieri altrui..

Nessuno ti dice che sarai ferita e ferirai, che imparerai a chiedere scusa e mica è facile, mica è scontato e mica ti verrà bene. Che qualcuno accetterà le tue scuse maldestre e qualcuno no.

E riderai fino alle lacrime, perché nella vita, specie quando sei giovane, specie quando la brezza ti accarezza la pelle coperta di salsedine, specie quando qualcuno ti guarda negli occhi, è facile trovare motivi per cui essere allegri. E tu ridi con la tua risata contagiosa, che per piangere avrai sempre tempo.

E sappi che sarai libera e che apparterrai a te stessa. Nessuno te lo dice, perciò te lo dico io: finché brilla la tua stella gialla, non devi avere paura.

A.

Il cugino di un’amica di un amico e riflessioni (parte seconda)

L’appuntamento è stato fallimentare: lui bellissimo, ma incompatibile. Zero affinità, mi ha chiesto di uscire nuovamente, ma ho declinato. Ecco le parti salienti:

“Mi piace andare in libreria”. Io: “Che bello, ti piace leggere?” Lui: “No” “Ti piace guardare i libri” “No”, “Ti piacciono le persone che leggono?” “Dipende”

Ma quindi cosa ci va a fare? Avete chiavi di lettura?

“Sisi io faccio palestra, tu?” io: “io faccio pole” lui: ” mica è uno sport, è piuttosto inutile”. Io arrampicandomi non sono di certo utile, ma mi risulta che neanche facendo palestra si salvino vite umane.

“Caspita, mangi parecchio per essere così magra” Io “Hai visto che la pole a qualcosa serve?”. Lui è un dio e si nutre di sola ambrosia, io sono una scrofa che si arrampica. C’est la vie

“Raccontami dei tuoi ex”… e per buona creanza racconto, anche se il bollettino di guerra, specie al primo appuntamento, specie se la sua lista consta di 3000 persone, vorrei evitarlo. Ma va pure peggio. “Ma quindi sei l’ex di Tizio tazio?” “Già”. Già, perché succede che in questa città ci conosciamo tutti e l’ex che torna è così fancazzista e con un nome tanto strano, che è impossibile non conoscerlo e non ricordarselo. E lui inizia a chiedermi di cosa fa ora il mio ex. Ma, mia cara divinità lucente, ti dice qualcosa la parola ex? E poi chiede: “Ma ora la storia è finita?”, eh già perché è venuto fuori che il cugino di un’amica di un amico sapeva molto di più sulla mia vita di quanto sapessi sulla sua.

“Sai io ho poco tempo, però oltre ad allenarmi ho un altro hobby?” “Che cosa?” “Il fantacalcio”. Ma esiste qualcuno che non ami il fantacalcio? Perché ho dei dubbi.

Lui: “I film che ti piacciono mi fanno schifo, nel caso dovessimo andare al cinema ne scelgo uno io”. Ahaha. Tu Tarzan, io Jane. Io donna, tu uomo. Io accetto, Tu scegli. Nei tuoi sogni, non nei miei

È stato un appuntamento pudico senza effusioni di nessuna sorta. L’incompatibilità mi ha fatto assumere un atteggiamento castigato e algido che ha smontato sul nascere i tentativi di approccio fisico. Ma cosa mi è preso? Era talmente bello, ma nonostante la bellezza non ho avuto nessun impulso. Non sarò mica diventando asessuata?

Quando ho raccontato ad Hegeliana dell’appuntamento, lei mi ha detto di non farmi troppi problemi e di smetterla di frequentare i trentenni, perché è convinta, in una sua visione un po’ distorta, che ci sia un motivo se sono single. Magari sono mammoni, sfigati, sessualmente depravati, sono usciti dal carcere….. Hegeliana pensa che, dietro l’apparente normalità di questi uomini, si celi una fissazione/ossessione che ha fatto, fa e farà fuggire le donne. Heg. mi intima di fare attenzione e di essere veloce nello scovare la mania, in modo da fuggire in tempo. Ovviamente non sono d’accordo con la mia amica e non gioco a “scova il difetto” , però, da brava overthinker, mi sono interrogata su quali siano le odiose stranezze che mi renderanno invisa al genere maschile, che mi faranno additare come “quella da evitare” e infine mi ergeranno a zitella gattara, anzi, nubile (facciamo i politically correct). Perché tutti abbiamo le nostre psicosi, le nostre piccole o grandi manie e lati oscuri. Questi sono i miei:

  1. Fra le varie derive autistiche da cui sono affetta, la piu prorompente è quella di ripetermi (talvolta sottovoce, talvolta nella mia testa) un passo dell’Odissea di cui ormai ho scordato il significato, ma che è rimasto stampato nella mia memoria. Magari mi stai parlando e credi che io ti stia ascoltando con interesse, ma in realtà ripeto: “ton de pou dmoai lusan krisan elaio, anfi de min klainan balon ede kitona ek rasa mintu bas andras meta oino poteras”. Non ho la tastiera greca, my fault. C’è chi dice il rosario e c’è chi ripete l’Odissea (3 versi) . À chacun son métier.
  2. Ormai è assodato che quasi tutti, mentre fanno la doccia, si esibiscano in concerti pop/rock, io no. Io, sotto il getto dell’acqua, mi diletto ad intervistarmi in inglese e poi a rispondere alle domande con grande naturalezza (come se fosse una cosa normale). Prima lo shampoo fungeva da microfono, ora sono cresciuta e quindi….uso il balsamo.
  3. Ho un ossessione per l’andatura delle persone ed ho centinaia di video (fatti da me o inviati da amici che incoraggiano la mia pazzia) di persone con andature particolari. È un mondo da scoprire, dimmi come cammimi e ti dirò chi sei.
  4. Manie di apoteosi : vista la mia propensione a fare voli pindarici con la testa, faccio attività che mi permettano di staccare anche il corpo da terra. La terra mi fa schifo. Questa è la ragione per cui faccio pole dance, mi piace fare paracadutismo e so camminare sui trampoli. Più sono in alto, più mi sento vicino al cielo, più sono contenta. #apoteosidiA.
  5. Durante la sindrome premestruale DEVO e dico DEVO (altrimenti precipito nell’isteria) vedere la prima ora e mezzo di Via Col vento, ma non oltre. Non ho mai visto la parte restante del film e no spoilers needed.
  6. Analfabeta di ritorno: Parlo meglio l’inglese dell’italiano. Non sbaglio quasi mai la reggenza di un verbo inglese, spessisimo quella dei verbi italiani. Però mi sforzo di imparare le sfaccettature della nostra complessisima lingua e prima o poi raggiungerò il B1. Potrete pensare che sia cresciuta fra dialettofoni e che quindi sappia almeno il dialetto. You are wrong, non so neanche quello. Sono cresciuta nella regione di Petrarca, Dante e Boccaccio, ma l’italiano rimane comunque un miraggio, invece la gorgia c’è. Chapeau
  7. Cinquanta sfumature di accipicchia: L’odiosa parola che uso di più, a causa dell’influsso materno, è “accipicchia”, che intendo come vox media e va bene per tutto. Se un tuo amico ha fatto sesso con una gnocca, il commento doveroso è: “accipicchia”, se a qualcuno è morto il cane, cosa posso dire se non “accipicchia”? And so on. Il passo successivo è sostituire accipicchia con arcipigna. Ed è subito Melevisione. Mi odio da sola.
  8. La vita la vita e la vita l’è bela l’è bela: Se sento dire qualcosa di divertente, scoppio a ridere, anche se sono sola. Ergo, sul treno mi capita spessissimo di ridere a delle battute di estranei non rivolte a me ahah. Ridere da soli è comunque un ottimo modo per fare conoscenza.
  9. Sono vittima di manie compulsive: dispongo i libri in ordine alfabetico e i vestiti in ordine cromatico. Amo fare il cambio di stagione e riordinare i cassetti altrui. La gente dice che sono molto ordinata, io dico di essere malata. Il disordine mi turba, l’ordine mi appaga.
  10. Sturm und drang: ho l’ordine in casa e il caos in testa. Tendo ad essere emotivamente instabile. La mia vita è un pendolo che oscilla fra un tracollo emotivo e l‘altro.
  11. Last but not least (sicuramente me ne verranno in mente altri), spesso mi capita di inserire pezzi di canzoni inglesi (tradotti in italiano) nei miei discorsi. E raramente qualcuno se ne accorge. “Non è il momento di fare un cambiamento, rilassati e prenditela comoda, sei ancora giovane, questa è la tua colpa… ” è sempre un ottimo consiglio da dare ad una persona giovane( canzone: Father and son)

E quindi, sono arrivata alla conclusione che se incontrassi un me medesimo uomo, direi ai miei amici di aver incontrato un pazzo psicopatico con le manie del controllo, frignone, che “vive nell’aria” ma non “dentro al mio cuore” , che parla tramite canzoni, che ride come uno scemo, che doesn’t speak l’idioma nostro, che dice accipicchia… E quindi tutto ciò mi è servito per dire che:

Il segreto è trovare qualcuno di cui sopportiamo il lato peculiare e che, se le son rose, sopporti il nostro.

Ed è impresa ardua

A.

Il cugino di un’amica di un amico (parte prima)

Ieri sono uscita con un #ilcuginodiun’amicadiunamico (arzigogolato, no? Ho imparato questa nuova parola e la uso continuamente a sproposito: “la situazione è arzigogolata, non trovi?” “La sindrome pre mestruale è una faccenda arzigogolata” “Vieni ad arzigogolare con me?”. Fine digressione semantica). Purtroppo le affinità con questo tizio non andavano oltre la pseduo conoscenza in comune e l’aver visto, entrambi sotto coercizione, il Signore degli anelli. Mai fidarsi dei tentativi degli amici di vedervi accoppiati , finirete per parlare tutta la sera della Metamorfosi di Gandalf il grigio (ovviamente tutti vorremmo passare dall’essere personcine di serie B all’essere cazzutissimi e arci potenti come Gandalf il bianco, ma cercare di applicare al “Signore degli anelli” la dialettica Hegeliana, mi sembra un po’ avventato). Comunque, partiamo dal principio: io, balda giovane, accetto di trasportare la mia persona fuori di casa per tre ragioni validissime e razionali:

  1. L’età anagrafica del tipo. Se gli uomini non hanno almeno 10 anni più di me, non ci esco proprio. Sono nata nell’epoca sbagliata, c’ho la nostalgia degli anni 80 senza esserci mai stata. Dannato amarcord trasmessomi dai miei che hanno lasciato il calendario dell’89 appeso in cucina. È universalmente risaputo che uomo disfunzionale+ donna disfunzionale =figlia MOLTO disfunzionale. Se qualcuno mi dice di avere un vivido ricordo della clonazione della pecora Dolly nel lontano 1996, mi sciolgo e non rispondo di me stessa. Sei storia, fammi tua. In più ho la sindrome della “badante to be”, in un ipotetico e lontano futuro mi vedo più con un “vecchietto” affetto da demenza che con un un giovane affetto da “iuvenili bollori”. Non giudicatemi.
  2. Solitamente esco con una persona indipendentemente dall’aspetto fisico, perché, pur essendo immersa nella medietà fino al collo (I am a donnetta media, I know), ho la peculiarità di andare oltre l’aspetto fisico. Almeno fino a ieri. Al momento sto studiando”storia dell’arte ottocentesca” e il fatto che il cugino di un’amica di un amico fosse un bonazzo da paura e che assomigliasse paurosamente al Giasone di Thorvaldsen è stato indubbiamente un incentivo. Ci sono uscita per interesse artistico, per contemplare la bellezza neoclassica, per dire di aver visto un dio greco da vicino, un modello di Canova… Je suis paraculo.
  3. Il chimico to be mi ha detto che stavo perdendo la verve di indomita cazzatrice (crasi elegante per cacciatrice di cazzi) del paesello e isomma ho impiegato anni per costruirmi tale nomea e non mi sembrava il caso buttare nel cesso i previous years. Il chimico mi ha anche detto che se non ci fossi uscita, sarei dovuta uscire con lui. E, come potete immaginare, preferisco di gran lunga la compagnia dell’anello e Gollum alle reazioni chimiche. Ciò conferma la mia medietas.

Continuo dopo il racconto, perché duty calls.

Have a nice day, io studio allietata dal dolce russare del tizio davanti

Cristo nudo si è fermato alla Tignamica

Venerdì Pasc alias mio padre alias il catechista è tornato a casa incazzatissimo e ha esordito con: “Hanno profanato Cristo, ma io ho avvertito subito il prete”(migliore amico del Pasc, nonché detentore di quel “simpatico” bigottismo che Pasc ammira molto). Ma cosa sarà mai successo? Un artista di una località vicina alla mia ha avuto la brillante idea di realizzare e esporre un Cristo crocifisso senza….perizoma. E come ha spiegato il Pasc, la rappresentazione del pene di Gesù è profanazione. Il prete si è incazzato parecchio e ha informato il sindaco, il quale, sollecitato più dalle elezioni vicine che da un fervido sentimento religioso, si è subito mobilitato e ha intimato l’artista di coprire “le parti dove non batte il sole”. Pasc, il prete, le Fedelissime (manipolo di catechiste over 60 e inspiegabilmente uguali) e la sottoscritta (ci voglio essere quando succede qualcosa in questo posto monotono) ci siamo recati ad assistere alla “correzione”, che è avvenuta al cospetto della comunità. L’artista visibilmente scocciato, dato che il pene era il dettaglio migliore dal punto di vista anatomico, ha dovuto coprirlo con un perizoma. Il prete in visibilio ha esclamato: “Oggi è un grande giorno per la Chiesa locale” e una delle Fedelissime entusiasta ha esclamato: “Adesso è una bella opera. Abbiamo vinto, non potevamo permettere che rimanesse nudo.” Sembrava che la “spinosa questione” fosse terminata così e che ancora oggi l’unione di potere temporale e potere spirituale producesse miracoli, ma è stata una vittoria momentanea. Dal momento che oggi l’artista, in difesa della sua opera e mosso da un’indole anarchica, ha rimosso il panneggio. Il pene ha rivisto la luce. Quindi, people, oggi il Giro d’Italia avverrà in luoghi profani e se vi capiterà di intravedere un Cristo nudo, avete visto bene. Speriamo che i ciclisti non ne siano distratti.

“Combattere per le proprie verità è positivo, ma dove finisce la libertà?.

Sono sicura che De André avrebbe scritto una canzone meravigliosa sulla vicenda.

Buona domenica

A.

To cheat or not to cheat that’s the question

Ieri sera sono uscita con cinque amici, dopo aver affrontato l’inevitabile argomento esami/università, abbiamo iniziato a parlare di relazioni (as usual, siamo banali). Vi riporto il dialogo “Quattro single versus uno fidanzato da 4 anni”. Il cast ignaro : A. (me medesima), Hegeliana, maths lover, chimico to be e lo storico. Affronto il tema in modo ironico, perché as my closest friend dice: “Sdrammatizzare aiuta sempre”.

Hegeliana (invaghita di Math’slover) “Come va con la ragazza Math?”. Maths lover: “Insomma, sempre il solito, sempre le stesse cose, cosa chiedete a fare… litighiamo e non scopiamo quasi più”. Il chimico to be: “Ma perché non vi lasciate? Sarà da un anno che ti lamenti costantemente e che cazzo”, lo storico: “Macché non provare a lasciarla, quella è una perla rara, scopatene un’altra e vedrai che andrà meglio.” (taglio la parte volgare dello storico ). A. “Secondo me ha ragione il chimico to be, lasciatevi, tanto è palese che non state più bene”, Maths lover: “La fate facile voi! E se dopo 4 anni rimango solo? Non mi va, voi siete abituati a stare da soli, ma io no. Poi con lei mi ci trovo bene (sul depresso andante) Forse potrei davvero scoparmi un’altra (ridendo)”. Hegeliana: “Il tradimento è sbagliato sempre, non fare lo stronzo”. E tutti abbiamo riso e abbiamo cambiato discorso, perché dopo un bel po’ di Moscow mule la lucidità era quella che era.

Su quel con lei mi ci trovo bene non mi pronuncio.

Il tradimento (ora mi concentro su quello sentimentale) è sbagliato sempre è un frase semplicistica che però ci trova tutti d’accordo, è un po’ come dire: “La vera pizza è quella napoletana”. Ok, ci siamo, è una verità socialmente accettata: “Non si tradisce” come “Non si ruba” come “Non si testimonia il falso”. La società ci ha abituato a pensare che la donna che tradisce sia una zoccola, l’uomo, invece, un terribile stronzo o per i più open minded i termini sono applicabili ad entrambi i sessi. Il meccanismo è talmente insito in noi che pare esserci trasmesso nel corredo genetico. Ma non è così, o almeno alcuni studi affermano ciò (“Di certo c’è solo la morte in questa vita”). L’uomo e la donna non nascono biologicamente monogami, come possiamo apprendere da un manuale di sociologia. Nasci con i geni che codificano per gli occhi azzurri, non con quelli che codificano per la monogamia (anche se alcuni studiosi si sono chiesti se forse l’attività dei geni non ci condizioni).Forse sarebbe meglio così, no? Il tradimento sarebbe meno diffuso, in quanto sarebbe frutto di un’alterazione o mancanza del gene “monogamo”. Sarebbe più facile perdonare un traditore, se fosse assodato che la colpa non è sua ma dei geni. “Povero/a, non è colpa sua, ha una mutazione di un gene, è per quello che si è scopato ogni essere femminile/maschile del paese.” Da traditore inviso a vittima innocente. La monogamia è una convenzione sociale ed è dettata da delle ragioni ben precise. Immaginiamo che l’homo sapiens sapiens (pare sia lui il primo monogamo) un bel giorno abbia deciso di avere prole da un unico partner perché ciò portava vantaggi innegabili e che da lì tutto sia iniziato. Dall’ anno x, che è maledetto dai fedifraghi/e e compagnia bella, viviamo nella monogamia e nel tradimento: “Finché morte o tradimento non ci separi”. Per tradimento cosa intendiamo? Anzi, cosa intendete? Perché ritengo difficile darne una definizione universale e secondo me ognuno può arricchire il termine con una sfumatura personale.

Il tradimento c’è ed è molto, ma, molto diffuso, gli effetti li conosciamo: delusione del partner, matrimoni sfasciati, “corna che generano corna”…

Il mio ex, quello che a volte ritorna, aveva ammesso candidamente di non essere fedele, di volere una relazione “seria con me” , ma che cercava anche sesso fuori dalla relazione. A me 15/16enne cresciuta con romanzi romantici such as “Orgoglio e Pregiudizio”, mi ha fatto strano, ma, ho pensato:” Why not? Non voglio aver pregiudizi, alla fine meglio che lo dica”. Perciò sono passata dal dolce stil novo, ad una mia personale e confutabile versione:” Tanto gentile e tanto onesto pare l’uomo mio quando egli altrui scopa”. Lui era stato onesto e appunto tutto avveniva alla luce del sole e fra tutti i problemi che avevamo questo in apparenza era il minore . Il punto è che quando io ho baciato un altro, lui ha fatto una scenata. Ed era un bacio, ma anche fosse stata una scopata, ciò non va bene. Se vuoi libertà, devi concederla. Se vuoi una relazione aperta, devi concedere la stessa libertà, starà all’altro decidere cosa fare o non. Non puoi scoparti venti persone e pretendere che il partner stia nel talamo a fare la maglia o a risolvere il cubo di rubik in attesa della tua venuta. Lui:”Ma tu non capisci che io ti amo? Io non posso farne a meno di fare così , tu sì. Ci sono dei sentimenti in ballo. Questo lo prendo come un tradimento sentimentale“. Il suo pensare solo a se stesso mi ha ferito più del suo essere libertino. Infatti quando ho afferrato il concetto, l’ho lasciato. Me ne sono andata per due ragioni:

  1. Perché le continue scappatelle mi avevano stancata e perché iniziavo a provare qualcosa per lui e quindi iniziavo a ritenerle tradimenti. Ed ecco il punto del discorso: è raro, non dico impossibile, che una persona sentimentalmente coinvolta possa accettare che il partner faccia sesso altrove . O forse è un mio limite.
  2. I love him, but I love myself more (Sex and the City docet)

Oggi, a distanza di anni, ne parlo con leggerezza, ma all’epoca tutto ciò bruciò abbastanza. Poi ci sono stati altri capitoli con lui , ma magari li scrivo un’altra volta.

Per me tradimento è ferire la fiducia di una persona, c’è chi tradisce per noia, chi per avere brividi, chi per passione, chi una volta, chi di continuo (anche se solitamente se si tradisce una volta e non si è beccati, si continua, perché se mangi un biscotto appetitoso devi finire il pacchetto), chi tradisce con un bacio, chi scopa, chi, come direbbe il mio ex, tradisce sentimentalmente e senza sensi di colpa, chi non è scoperto, chi viene sgamato alla prima. E ci sono quelli cornuti, mazziati ma lodati che si ergono a moralisti, quelli che transitano dall’avere le corna al metterle con la naturalezza di quando da bambini abbiamo giocato a “Ce l’hai”.

Conosco persone che tradiscono, perché trovano nel tradimento un’adrenalina che altrimenti non proverebbero. Adrenalina del proibito, del nascosto, dell’illecito. Il bello sta, a detta loro, nel nascondere la cosa al partner. E poi riescono a tornare dal fidanzato/a senza senso di colpa, perché è stato solo sesso. Solo pulsioni sessuali, la testa è con il fiancé, ma vag e cazz vanno a caccia. Sono modi di vivere. Walt Disney non ci ha insegnato un cazzo o forse abbiamo imparato più da”Biancaneve sotto i nani” che dal cartone?

Non so se sono monogama o poligama o che so io, so solo che non nasconderei qualcosa ad una persona a cui tengo. E ciò non mi rende migliore o peggiore, mi rende alone.

P. S io all’happy ending ci credo e continuo a crederci.

Mentre scrivevo, stavo ascoltando:

“Ballata per la mia piccola iena” degli Afterhours, perché tutti siamo stati o/e abbiamo avuto piccole iene. Buonanotte

A.

Ante Whatsapp non c’era niente

Non sono mai stata una persona particolarmente amante dei social, ho tolto da tempo  Facebook e instagram, perché, pur essendo una millennial, non  capisco il senso di questo apparire. Ovviamente da ragazzina anche io ero vittima dei social: postavo foto acchiappa like per mettermi in mostra e per far vedere che anche io ero parte di quel mondo edulcorato e instagrammabile. Ero la classica bimbaminkia o come si scrive. Insomma ho un passato in cui, come molti miei coetanei e adulti, ho “zoccoleggiato” nella rete in cerca dell’approvazione degli amici di FB e dei followers. Chi non hai mai fatto la/lo zoccolo/a sui social? However, sono cresciuta e mi sono resa conto dello squallore di tutto ciò, di come quella fosse una “realtà” parallela e di come fare l’influencer dei povery non fosse my cup of tea. Sbagliare è umano: sono una zoccola digitale pentita, lo ammetto. MADAME BOVARY  digitale C’EST MOI.

Ultimamente oltre alle domande di routine: “Starei bene con il caschetto?”, “le unghie rosa o rosse?” ho iniziato a pormi delle domande riguardanti il mio uso, anzi, abuso di whatsapp. A cosa mi serve? Come sto investendo il mio tempo? Soprattutto con chi? Non sarebbe meglio parlarsi, invece di scriversi o mandarsi audio? Questa neoepistolarità tecnologica stava assorbendo le mie energie e il mio tempo senza una reale ragione. Quindi, ho deciso di disinstallare whatsapp senza fare inutili proclami, ho semplicemente inviato un messaggio ai miei amici stretti (un paio): “Tolgo whats, potete contattarmi tramite email” Ovviamente la scelta non è stata capita, la gente nata alla fine anni 90, che pensa che il cellulare sia la prosecuzione del braccio, già non aveva mai capito come mai non postassi da anni il mio culo su Instagram (anche se vale il principio: sparito un culo, se ne fa un altro), figurarsi togliere IL (e dico IL) mezzo di comunicazione per eccellenza. I commenti sono stati: “Ma come faccio a contattarti?” (detto da un mio amico che vive a due passi da me), “Praticamente non ci sentiremo più” (come se mandarsi sporadicamente il Buongiorno e la buonanotte fosse un sentirsi vero). La Madre, invece, ha detto che è inutile toglierlo, perché sarebbe una regressione e invece dobbiamo adeguarci al progresso. Madre cara, non mi pare particolarmente produttivo inviare sul gruppo “famiglia” le Gif del Buongiorno quando viviamo sotto lo stesso tetto . E poi siamo sicuri che questa ondata di tecnologia sia un reale progresso? 

Inizialmente, dopo l’atto di abiura, non mi ha contattato nessuno ,ma dopo un paio di giorni mi sono arrivate molte mails ed erano stranamente profonde e intense (visti i soggetti). Perciò, sono arrivata a pensare che la messaggistica sia percepita come instantanea, fruibile sul momento e perciò consti prevalentemente di cazzate. Invece la mail desta, soprattutto in noi giovanissimi, un timore reverenziale e ci obbliga ad usare i pochi neuroni rimasti  per partorire qualcosa di più profondo. My friends and I siamo passati dal parlare di  BDSM al dialogo sul senso della vita. Dal porno a Brecht. Il salto è immenso e commovente. C’è speranza anche per noi, forse anche noi abbiamo il riverbero spirituale e intellettuale, solo che è nascosto bene.  Whatsapp può essere utile, ma io lo usavo per cazzeggiare o per chattare con i cazzetti. Quindi per me era un Memento cazzeggiare e al momento ho bisogno di Memento studere. 

ORA NON devo più rispondere a gente che mi sta sulle palle o leggere quegli odiosi messaggi sui gruppi “A. Perché non rispondi?” (gruppo Cugini, Family, gruppo single, gruppo single con tizia fidanzata , gruppo senza quello and so on, gruppo di masturbazione femminile , insomma gruppi per ogni cosa).  Il galateo whatsappiano mi metteva ansia e sinceramente non ho mai capito la legenda delle emoticons, oppure se sia socialmente accettabile visualizzare o non rispondere ad una cazzata, o, in addition, se sia contemplata la facoltà di abbandonare un gruppo senza incappare nella gogna sociale. Vi è mai capitato di dovervi prestare a scambi di messaggi del genere: “Ciao come stai?” “bene, te?” (dopo un’ora), “Bene (dopo tre ore)? Chiaramente, nella maggior parte dei casi, alla base c’è l’ inseguire il mito del” mantenere i rapporti”, quando non ce ne frega un cazzo. Io per prima, in alcuni momenti di noia, ho scritto ad una mia compagna delle elementari con cui non ho più nulla da spartire da almeno 10 anni. Whatsapp ci permette di mantenere i rapporti più a lungo, ma NE ABBIAMO BISOGNO? Secondo me no. 

Non posso assicurare che ci sia vita dopo la morte, ma vi assicuro che oltre Whatsapp c’è vita e non è necessariamente peggiore.

Comunque trovo ugualmente qualcosa da fare(vedi foto). Buona serata

nor